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Vita in Campagna


1 gennaio 2017
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Cambiare vita, cambiare lavoro e trasferirsi in campagna.

 

 

 

E’ il sogno di molti e coinvolge soprattutto coloro che, pur avendo un lavoro sicuro o avendo iniziato la propria carriera professionale, sentono la vita di città troppo stretta e decidono di andare alla ricerca delle proprie origini e di un rinnovato contatto con la terra.

Vivere in campagna, a contatto con la natura, fa bene alla salute. A rivelarlo è uno studio durato 8 anni della T.H. Chan School of Public Health di Harvard, che ha riguardato le donne statunitensi che vivono in case immerse nella natura avrebbero un tasso di mortalità inferiore del 12% rispetto a chi vive in aree con meno vegetazione.

Ciò è dovuto a diversi fattori: una migliore salute mentale, con livelli più bassi di depressione risulta un fattore che pesa per il 30% sui benefici riscontrati in chi abita in zone verdi;  contribuiscono anche le maggiori opportunità di impegno sociale e attività fisica, il minore inquinamento acustico e dell’aria.

È più economico vivere in campagna o in città?

La risposta è… dipende. Dipende da tante cose, come il nostro lavoro, le nostre abitudini di acquisto, i nostri interessi e anche la nostra personalità. Perché certamente se si è frugali si può risparmiare dovunque, ma a seconda delle nostre inclinazioni e necessità potremo risparmiare più in un luogo anziché in un altro.
Ma vediamo le differenze:

 

Vita in città
  1. Non è necessario utilizzare la macchina.
  2. Ci sono più offerte e varietà di prezzi e negozi.
  3. Il lavoro è più vicino (se si lavora in città) e si risparmia nel trasporto.
  4. È più facile trovare lavoro ed un lavoro ben pagato.
  5.  Vita culturale più varia, spesso più costosa, ma ci sono anche delle ottime possibilità di mostre gratis, biglietti a costo ridotto, ecc.
  6.   C’è più scelta un po’ in tutto.
Vita in campagna
  1. Gli affitti sono meno cari.
  2. Si spende meno per spese frivole o impulsive. Ci sono meno possibilità di spendere soldi.
  3. E quindi c’è più tempo per pensare a quale spesa effettuare.
  4.  I prezzi di acquisto delle case sono minori.
  5. I divertimenti comportano meno dispendio di denaro: fiere e sagre, ma anche camminate all’aperto, nei boschi, pic nic, o gite nella natura.
  6. I mercati rurali di frutta e verdura sono più abbordabili e i prodotti generalmente più freschi.
  7.  In campagna è più facile avere una casa con il camino o installare una stufa a legna, che fa risparmiare sui costi del riscaldamento e gas.
  8.  Vita vissuta più lentamente, meno stressante e caotica.
  9.  Meno manifesti e pubblicità cittadina che bombarda e incita a comprare.
  10. Mentalità più frugale tra vicini e chi vive in campagna.
  11.  Possibilità di avere un orto, frutteto e di tenere alcuni animali.
  12. Generalmente c’è più un senso di comunità in una piccola cittadina che non in città, quindi sono più favorevoli scambi e aiuti.
Insomma, ci sono pro e contro in entrambi i luoghi, forse più vantaggi in campagna, ma è logico che non è per tutti e non tutti potrebbero spostarsi dalla città.
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O scappi o se finito

Chi vive in città o ci è nato oppure ci si è trasferito per studio o lavoro, difficilmente infatti ci si avvicina ai grandi centri urbani per altri motivi, soprattutto perché chiunque abbia sperimentato la vita di campagna è consapevole della qualità che questa si porta appresso. Non a caso la maggior parte delle persone, raggiunta una certa età, se ne ha l’opportunità preferisce ritornare in campagna. Naturalmente non son io a dirlo, ma gli ultimi dati diffusi da Coldiretti che spiega come il 16% dei lavoratori del nord stia tornando alle campagne, mentre al sud la percentuale sale addirittura al 44%! Il fenomeno è particolarmente accentuato tra gli over quaranta, ma anche i giovani, soprattutto quelli in possesso del diploma, stanno tornando in massa alle campagne.
Tutto questo accade perché il sistema ha fallito: la crescita infinita che l’attuale economia promuove è una bufala, un trucco per tenerci inchiodati a lavorare dentro enormi e malsane prigioni fatte di asfalto e cemento. Ci dicono di spendere di più perché l’economia fiorisca, ma sanno bene che non serve a nulla, infatti arriva sempre una nuova crisi che ci impoverisce tutti, ci riporta indietro di trent’anni, e ci obbliga a ricominciare tutto daccapo.
Ecco perché è importante capire come andare a vivere in campagna, perché nelle città non ci può essere un futuro felice; nel tempio dello stress e del consumismo c’è spazio solo per l’inutile e triste corsa al successo lavorativo, il vuoto dei rapporti umani e le maschere che acquistiamo a caro prezzo, per coprire i nostri volti infelici.
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Vado a vivere in campagna

Quante volte abbiamo seriamente pensato di cambiare vita: mollare tutto e trasferirci in campagna. Non è un passo facile e prima di saltare dalle fantasie all’azione conviene ascoltare le esperienze di chi ci ha provato e di chi magari è anche tornato indietro. Tra l’altro questo passo è meglio non farlo da soli ma appoggiarsi a persone che conoscono la terra, i ritmi e i lavori che si svolgono in campagna. I cittadini hanno perso quella naturale dimestichezza anche solo con gli odori di una fattoria; non si conoscono più le rotazioni, le colture, non si distingue un’insalata da un’erba medica.

Voglio Vivere Così

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Città addio, voglio andare a vivere in campagna

La voglia di andare a vivere in campagna e abbandonare gli affollati e caotici centri urbani sembra essere un desiderio piuttosto diffuso tra gli italiani. Tre giovani su quattro ormai preferirebbero lavorare nell’agricoltura rispetto al classico lavoro in banca. Di casi di persone che abbandonano il famigerato posto fisso ce ne sono davvero tante. Di fatto la vita agreste non per forza va intensa come lavoro agricolo manuale, ma anche come attività imprenditoriale e sviluppo di nuovi business, spesso nati dalle menti di chi dopo gli studi universitari ha scelto di tornare alle origini.

I GIOVANI VOGLIONO VIVERE IN CAMPAGNA FACENDO BUSINESS – Le imprese agricole condotte da giovani sotto i 35 anni in Italia, raggiungono ormai la cifra di 59 mila totali e circa il 70% di queste, si occupa di diverse attività: turismo didattico, fattoria oppure vendita diretta di prodotti enogastronomici. La Coldiretti ha formulato un vademecum su come aprire e gestire un’attività agricola. Sicuramente fondamentale per la riuscita di una nuova attività agreste è confrontarsi con chi è già avviato nel settore, occorre poi non scartare a priori le idee più creative come per esempio la vendita di profumi biologici o percorsi didattici per le scuole.

TU VUÓ FA L’ITALIANO – E se questa voglia di ritornare alle radici dell’esistenza non fosse semplicemente una nuova mania nostrana? A dirlo c’è il caso di Jack Redmond, un londinese di circa 30 anni che si è trasferito a Gualdo nelle Marche perché si è follemente innamorato della zona. Inoltre ai numerosi giornalisti che lo hanno intervistato ha detto che a Londra sono tutti stressati, lavorano 14 ore al giorno e non si godono la vita, quella routine non era fatta per lui. Perciò ha fatto fagotto e adesso ha la sua casa, si sveglia con il canto del gallo e adora i compaesani che lo hanno accolto a braccia aperte. Forse l’esperienza di questo ragazzo straniero che ha cominciato ad amare la nostra terra tanto da trasferircisi, dovrebbe ricordare ai più, che forse l’Italia è meglio di quanto non ci aspettiamo.
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