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Agricoltura: più giovani, più tecnologia


8 gennaio 2017
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L’agricoltura del futuro si fa in mare

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Usare il mare come un enorme campo da coltivare? E’ l’idea di Idrees Rasouli, ricercatore londinese che ha progettato un sistema di zattere ancorate sotto costa per la coltivazione idroponica, ovvero fuori dal suolo.

Una soluzione a dir poco geniale, che tenta di risolvere uno dei problemi che di qui a breve interesserà la nostra popolazione ovvero il consumo di suolo. Entro il 2050 la popolazione mondiale aumenterà del 50% rispetto ai numeri attuali e i 9 miliardi di abitanti del futuro rischiano di non aver abbastanza terreni da destinare all’agricoltura. Il mare sembra essere dunque la risposta giusta; il sistema immaginato da Rasouli è modulare e si autoalimenta con l’energia solare, il calore generato dal mare e la raccolta dell’acqua piovana. Il ricercatore, a capo di una start-up che intende sviluppare il progetto, vorrebbe diffondere il sistema idroponico nelle zone urbane affacciate sul mare e ha già trovato un valido sponsor; l’Università Bicocca di Milano, sperimenterà il sistema galleggiate nel centro di ricerca Mahre sull’isola maldiviana di Maghodoo, a cui lavora Paolo Galli, ricercatore del Dipartimento di Biotecnologie e promotore del piano.

Effetti dei fitofarmaci nell’ambiente? Arriva l’ape con il sensore

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Quali sono le cause della moria delle api? Questa domanda sta facendo impazzire gli scienziati di tutto il mondo, impegnati a studiare le cause alla base della graduale scomparsa delle api dai nostri campi, prati, giardini, boschi.

Arriva in soccorso la ricerca condotta dal Prof. Paulo de Souza, che nel suo studio in Tasmania userà un sensore a radiofrequenza di 2,5 millimetri installato sul dorso di un campione di 5000 api, per comprendere i comportamenti di questi insetti e gli eventuali effetti degli agrofarmaci usati in agricoltura. La ricerca permetterà di capire come aumentare la produttività delle api e monitorare rischi legati alla biodiversità.

Sarà un software a gestire la fermentazione del vino per ottenere più aromi

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Nel futuro la tecnologia e l’informatica entreranno sempre più prepotentemente in cantina per ottimizzare il processo e ottenere gli aromi desiderati. Temperatura e concentrazione di azoto, durante la fermentazione secondaria, sono determinanti per l’aromaticità di un vino

Oggi si conosce sempre più dei processi biochimici che si sviluppano durante questa fase, rendendo necessaria una maggiore precisione nella calibrazione di tutti i parametri fermentativi, prima di tutto temperatura e contenuto di azoro.

Recentemente i ricercatori francesi hanno fatto ulteriori passi in avanti per comprendere come variazioni della concentrazione di azoto e la temperatura influiscano su velocità di fermentazione e sua efficienza.

Grazie alla comprensione di questi meccanismi è stato sviluppato un software, in collaborazione con i microbiologici dell’Unità di enologia dell’Inra francese. Questo software permette di simulare l’impatto del variare di temperatura e concentrazione di azoto su tempo di fermentazione e profili aromatici.

Utilizzando un particolare ceppo di lievito, in gradi di sviluppare molti aromi, i ricercatori hanno dimostrato come concentrazione di azoto, di lipidi e temperatura siano fattori chiave per la produzione aromatica.

“Questo modello matematico non è ancora pronto per l’uso commerciale – ha spiegato il ricercatore Jean-Roch Mouret – perché è stato parametrizzato utilizzando i dati ottenuti in condizioni di laboratorio, su mosto d’uva artificiale, e con un singolo ceppo di lievito. Tuttavia, ci saranno presto nuovi test che prevedono l’utilizzazione di dati provenienti da esperimenti che coinvolgono il mosto naturale e una varietà di ceppi di lievito. La nostra speranza è che, entro un paio di anni da oggi, questo modello per la produzione di aromi possa essere accoppiato con il modello per la produzione di etanolo, così consentendo vinificatori di ottimizzare entrambe le cose.”

L’informatica, quindi, entrerà in cantina a pieno titolo.

Intanto la ricerca non si ferma e le nuove scoperte possono anche essere molto significative.

Risparmio e sostenibilità con la concimazione su misura

Una corretta concimazione si basa sulla distribuzione del concime alla dose voluta in ogni punto dell’appezzamento. L’innovazione disponibile si basa su metodi che consentono un rateo variabile di distribuzione. Prima della concimazione deve essere individuato un diagramma di distribuzione che dipende dalle caratteristiche della macchina e del concime. La taratura dello spandiconcime deve essere fatta in campo prima della distribuzione così come è fondamentale una corretta manutenzione che consente di mantenere inalterate le condizioni funzionali dello spandiconcime. È fondamentale stabilire la distanza fra le passate in campo tenendo conto della sovrapposizione dei diagrammi di distribuzione. Per la determinazione del flusso di concime in uscita sono disponibili sistema di pesatura del prodotto ad elevata frequenza di lettura oppure sistemi di rilevazione della pressione idraulica di azionamento dei dischi. Oggi sono anche disponibili sistemi che consentono l’auto-taratura dello spandiconcime in modo da velocizzare e rendere più precisa questa funzione. Sistemi di lettura di immagini permettono di verificare la traiettoria e la velocità di lancio del concime. Gli spandiconcime a rateo variabile permettono di dosare il concime in base alle specifiche esigenze del terreno e delle colture nei diversi punti dell’appezzamento. Per determinare la concimazione azotata di possono adottare particolari sistemi dotati di sensori ottici che mettano in correlazione la quantità di azoto con la riflessione della luce. Il sistema può essere implementato con i vincoli previsti per legge o la presenza di fasce di rispetto. Il protocollo Isobus permette la comunicazione fra la trattrice, lo spandiconcime e il sistema informatico aziendale, per un rapido flusso dei dati fra quest’ultimo e le macchine. Questo permette di conoscere nei dettagli la quantità di elementi nutritivi forniti ad ogni sub-area dell’appezzamento e, allo stesso tempo, di tracciare e programmare la fertilizzazione degli anni a venire.

 

Software e App per la gestione delle aziende agricole

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Il mondo delle app per smartphone e tablet è sempre più in movimento a anche per l’agricoltura si stanno facendo strada proposte molto interessanti. Ma le esigenze operative in campo agrario sono infinite e moltissimi programmatori, stanno lavorando per proporre applicazioni utili Si tratta di segmento del mercato informatico che può maturare e continuerà a fornirci applicazioni diversificate, adattandosi ai capricci del mercato.
Ma gli agricoltori, nel corso della loro attività, di quali applicazioni hanno bisogno? Fondamentalmente si tratta di: business; fertilizzazione, coltivazioni, patologia vegetale, meccanica, zootecnia. Una App agricola in sostanza è una piccola applicazione che tradizionalmente viene fornita così com’è. Si tratta di una situazione che ricorda un poco la produzione di software degli anni ‘90 del secolo scorso. C’erano CD pieni di programmi, spesso con una semplice sigla per nome, che le riviste informatiche riversavano sui lettori. Documentazione scarsa, spesso bisognava istallarli per capire cosa fossero. Con le app è un po’ la stessa cosa.

Risoluzione di problemi specifici
Le App agricole cercano tutte di risolvere problemi piuttosto specifici, pertanto l’esigenza operativa dell’utente, unita ad un certo intuito, nella maggior parte dei casi, risolve la situazione. Molte di esse, come nel caso di quelle prodotte da imprese di grandi dimensioni, cominciano a integrare anche un canale di feedback che consente di informare lo sviluppatore sui problemi che si riscontrano (magari specifici del proprio device) e c’è poi quasi sempre una comunità di utenti cui fare riferimento. Si tratta di un mercato in rapida evoluzione in cui gli sviluppatori si remunerano ancora, in gran parte, con la pubblicità, ma questi mini-software e i device che le contengono saranno sempre più integrati, dialogheranno con le macchine operatrici in campo, gli apparati produttivi e di monitoraggio delle attività aziendali, dalla mungitrice al condizionamento climatico delle colture protette. Rappresentano quindi davvero il futuro, anche per il comparto agro-zootecnico italiano, che non sempre è reattivo nei confronti delle tecnologie avanzate di fascia “personal”.

 

Droni al servizio dell’agricoltura

E’ realistico pensare che molte delle attività umane in agricoltura saranno nei prossimi decenni condotte da piccoli automi volanti?

Molti pensano di sì e spiegano cosa saranno in grado di fare i droni del futuro per aiutare gli agricoltori a rendere alcuni processi più efficienti. Tommaso Maggiore, già ordinario di Agronomia all’Università di Milano illustra in occasione di Dronitaly le potenzialità dei robot, che grazie all’utilizzo di sistemi aeromobili a pilotaggio remoto svolgeranno compiti specifici per un’agricoltura di precisione, con meno sprechi e un minor impatto ambientale. E le applicazioni possono essere davvero molte, dalla lotta ai parassiti, alla riduzione del consumo di acqua, fino al monitoraggio del grado di maturazione delle colture. Una tecnologia innovativa che farà largo uso di sensoristica in Hd e tecnologia Gps. Insomma il futuro sembra risiedere in questi piccoli robot volanti, tanto che il prestigioso Massachusetts institute of technology (Mit) ha inserito proprio i droni tra le dieci tecnologie che diventeranno le pietre miliari dell’innovazione nei prossimi anni.

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Dai satelliti ai droni cresce l’agricoltura di precisione

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E’ possibile praticare un’agricoltura sempre più precisa, dove le tecnologie aiutano i contadini a controllare con maggiore efficienza la produzione evitando gli sprechi?

A quanto pare sembra proprio di sì. Droni, satelliti e aerei sono gli strumenti al centro di questa rivoluzione hi-tech, che secondo gli esperti raggiungerà il suo apice nei prossimi anni. Uno dei primi passi è stato fatto collegando i trattori con satelliti GPS. Le rilevazioni satellitari permettono di decidere la rotazione delle colture per aumentare al massimo la produttività e capire quali interventi pianificare nelle zone agricole. In Europa, l’agricoltura di precisione parte proprio dai satelliti. E’ il caso del programma Copernicus, Promosso da Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Unione Europea che permetterà di vigilare sulla politica agricola comune, fornendo servizi e dati per calcolare che cosa coltivare e come. Oltre ai satelliti non dimentichiamoci dei cosiddetti “droni contadini”, destinati a sostituire, almeno in parte il lavoro dell’agricoltore. E se nelle risaie cinesi, i droni sono già una realtà, in Italia le prime sperimentazioni condotte sono promettenti. Fra i prototipi troviamo ‘Helicampro’, un drone spinto da un motore a scoppio e le squadre di’Archidron’, che permettono di coprire fino a 13 ettari in una sola ora.

 

Agricoltura: più giovani, più tecnologia

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Giovani, innovativi e sempre più sensibili alla sostenibilità ambientale sono gli agricoltori dei nostri giorni.

A rivelarlo, la ricerca “Agrinova” effettuata su 429 imprese italiane e realizzata da Wired e Ibm, in collaborazione con Coldiretti Giovani Impresa e Voices from the Blogs. Il profilo che emerge è chiaro: a popolare le aziende agricole italiane sono in prevalenza giovani, che non hanno problemi ad utilizzare tecnologie innovative per ottenere maggiori risultati, ma anche tutelare l’ambiente e la biodiversità. In questo scenario non sorprende dunque che ben Il 75% è interessato ai big data, ai droni, ai sensori e alla genomica (particolarmente indicati per il monitoraggio e gli interventi di precisione sulle coltivazioni), il 30% pensa di utilizzare tali tecnologie e il 10% le ha già applicate. Molto apprezzate sono le tecniche di impiego dei sensori sul campo (52,2%) e della digital agronomist (50,1%), pur essendo il loro impiego ancora limitato. E ancora: il 93% degli intervistati è consapevole dell’importanza di investire in marketing e comunicazione. Uno scenario che sta velocemente cambiando pelle e che potrebbe giocare un ruolo decisivo nel rilancio del made in Italy nel mondo, come sostiene Federico Ferrazza, direttore di Wired:” ‘Grazie alle tecnologie digitali l’Italia può giocare un ruolo di primo piano nel mondo. Non penso alla nascita di nuovi social media o gadget made in Italy, ma alla crescita e alla valorizzazione, attraverso il digitale, delle eccellenze italiane, tra cui sicuramente l’agricoltura, ovvero il pilastro degli alimenti e del cibo per cui il nostro Paese è conosciuto in tutto il pianeta”.

 

Le famiglie italiane si fidano sempre più del biologico

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Nel 2016 ha comprato qualche prodotto biologico il 74% delle famiglie italiane. Per il 27% degli acquirenti i prodotti biologici sono più sicuri per la salute, per il 20% sono più rispettosi dell’ambiente, per il 14% sono più controllati

Il biologico piace agli italiani e su questo ci sono ormai poco dubbi. In periodi di crisi o quantomeno di contenimento dei consumi, se da una parte si tende a tagliare, dall’altra si spende in modo diverso, con attenzione non solo al prezzo ma anche alla qualità. E il segmento bio viene scelto sempre più spesso: nel 2016 ha comprato qualche prodotto biologico il 74% delle famiglie italiane, in aumento rispetto al 2015, con millennials e fascia dai 30 ai 44 anni sopra la media nazionale. Fra questi, il 68% è “frequent user”. Quali i motivi principali dell’acquisto bio? Prodotti considerati più sicuri, più rispettosi dell’ambiente, più controllati.

Per il 27% degli acquirenti i prodotti biologici sono più sicuri per la salute, per il 20% sono più rispettosi dell’ambiente, per il 14% sono più controllati. Il 13% li acquista perché son più buoni, ma il 10% perché non si fida più dei prodotti convenzionali. I dati vengono dal recente convegno organizzato a Marca di Bologna da ADM (Associazione Distribuzione Moderna) e da AssoBio (l’associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici). E dicono che dai 411 milioni di vendite di prodotti confezionati in iper e supermercati italiani nel 2008, la categoria degli alimenti biologici è arrivata a superare il miliardo di euro nel 2016, con un peso del 3% sul totale delle vendite food, inanellando incrementi annui regolarmente a doppia cifra dal 2010, con picchi del 19% nel 2015 e 2016. Il trend in questi due ultimi anni è raddoppiato rispetto alla crescita media del periodo 2010-2014.