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DONNE IMPRESA


14 ottobre 2015
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L’Expo delle donne
Un progetto per mettere le donne al centro delle politiche per l’alimentazione

In tutto il mondo e da sempre, le donne sono le principali “nutrici” della società. Sono depositarie delle regole, delle tecniche e delle arti che riguardano il cibo e la sua preparazione. Le organizzazioni internazionali che si occupano di lotta alla fame, agricoltura e nutrizione hanno messo da tempo le donne al centro delle loro politiche. Nei paesi in via di sviluppo infatti, dove predomina l’agricoltura familiare su piccola scala, le donne producono tra il 60 e l’80 % delle risorse alimentari, secondo i dati della FAO. Sono loro a lavorare la terra, raccoglierne i frutti, assicurare il mantenimento della famiglia. Ma fanno più fatica a vedere riconosciuto il loro ruolo, ad avere accesso alla terra e ad avere accesso al credito per sostenere la loro attività. Sono la spina dorsale del sistema di produzione di cibo, eppure sono più a rischio di fame o malnutrizione (rischio che si estende ai loro figli). Ecco perché le grandi agenzie come FAO, IFAD e World Food Programme hanno tutte programmi tagliati su misura per le donne. Tanto che tutte le agenzie internazionali come FAO, World Food Programme e IFAD concordano che azioni mirate alle donne siano fondamentali per assicurare la sicurezza alimentare, come spiega il Presidente dell’IFAD Kananyo F. Nwanze.

Imprese femminili da premio
I migliori Progetti per le Donne e delle Donne saranno premiati dal Padiglione Italia all’Expo Milano 2015.

Sono stati ufficialmente aperti i due concorsi Progetti per le Donne e Progetti delle Donne voluti da Padiglione Italia e da WE – Women for Expo per valorizzare l’impegno e la capacità progettuale femminile in vista di Expo Milano 2015.
“C’è una familiarità naturale con il nutrire, il prendersi cura e il fornire energia alla vita che inevitabilmente renderà le donne protagoniste dell’Expo Milano 2015. La donne infatti sono responsabili da sempre dell’attenzione e della solidarietà nei confronti della propria famiglia ma anche nel genere umano nel suo complesso”, ha detto Diana Bracco, Presidente Expo 2015 SpA e Commissario Generale di Sezione del Padiglione Italia in occasione della conferenza stampa di presentazione dei due progetti. “Per questo è nata l’idea di Women for Expo. Un progetto a cui tengo moltissimo, che ora si arricchisce di un tassello ulteriore. Nella doppia veste di Paese che ospita l’Esposizione universale del 2015 e di Paese partecipante, Padiglione Italia ha deciso infatti di lanciare due concorsi rivolti al mondo delle start up al femminile e a quello della solidarietà dedicate alle donne. Un modo molto concreto per valorizzare il ruolo delle donne a Expo Milano 2015”.

L’iniziativa “WE – Progetti delle donne” intende valorizzare il talento femminile e sostenere l’iniziativa, l’intraprendenza, la creatività e l’imprenditorialità delle donne tramite la promozione e premiazione di progetti di start up di imprese femminili. Il concorso ha la finalità di mettere al centro il punto di vista femminile sul tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” ed è rivolto a imprenditrici e aspiranti imprenditrici, sia in forma individuale che associata, che vivono e lavorano sul territorio italiano. Le vincitrici del concorso riceveranno 3 premi da 40.000 €, 30.000 € e 10.000 € (premio Vivaio per under 35) erogati grazie al sostegno di Fondazione Milano Expo 2015, Fondazione Giuseppina Mai e Accenture, oltre alla visibilità nel palinsesto degli eventi che il Padiglione Italia proporrà durante il semestre espositivo.

Il secondo concorso, “WE – Progetti per le donne” ha l’obiettivo di dare visibilità ai tanti progetti realizzati per creare valore e cambiamento positivo nella vita delle donne. Il concorso è rivolto a società, fondazioni, associazioni, ONG, enti pubblici o privati e agenzie internazionali con sede legale in Italia che abbiano già realizzato progetti, in Italia o all’estero, per le donne. I primi 100 progetti avranno a disposizione una straordinaria vetrina di visibilità durante l’Expo Milano 2015. I premi in palio sono: uno spazio espositivo personalizzabile per un periodo massimo di 7 giorni, una sezione dedicata nel palinsesto eventi di WE in Padiglione Italia e la visibilità del progetto sul sito web.

Alla presentazione dei due concorsi, oltre a Diana Bracco, sono intervenute Rossella Citterio, Direttore Comunicazione di Expo 2015 SpA e Responsabile del Progetto WE – Women for Expo, Nicoletta Polla Mattiot, giornalista e Ambassador WE Women for Expo e Anna Puccio, Segretario Generale di Fondazione Italiana Accenture che ha illustrato la piattaforma digitale ideaTRE60 dedicata ai concorsi, realizzata grazie alla collaborazione con Fondazione Italiana Accenture.

I concorsi terminano il 31 Ottobre, per partecipare è necessario registrarsi e inviare la propria candidatura al sito http://wepadiglioneitalia.ideatre60.it/

Il ruolo delle donne in agricoltura: si è svolto a Expo Milano 2015 l’incontro “Leadership delle donne in agricoltura: cibo, benessere, arte”

Le donne stanno portando al settore agricolo una notevole carica di fantasia e innovazione, differenziando spesso servizi e prodotti. Sempre le donne lanciano una nuova lettura dell’agricoltura parlando di arte e cibo: l’arte è il cibo dello spirito e se non nutriamo bene il nostro spirito rischiamo di sfiorire. In un momento in cui anche l’occhio vuole la sua parte, nulla è lasciato al caso, la percezione del cibo, la presentazione dei piatti e l’evoluzione degli stessi nei quadri, è questa la nuova crescita dell’agricoltura in rosa.

Le donne protagoniste dell’agricoltura biologica negli Stati Uniti d’America, un incontro a Expo Milano 2015
L’agricoltura americana ha tanti volti e quello del biologico è un viso femminile. Sono le donne la spina dorsale di un settore che negli Stati Uniti d’America è praticamente raddoppiato, grazie anche a specifiche politiche di sostegno da parte del Governo. Questo il tema dell’incontro che si è tenuto giovedì 8 ottobre al Padiglione USA di Expo Milano 2015, una sorta di stati generali dell’agricoltura biologica americana a cui sono intervenute: Anne Alonzo (United States Department of Agriculture), Laura Batcha (Organic Trade Association), Ariane Lotti (Tenuta San Carlo), Monique Marez (Organic Trade Association), Liz Neumark (Great Performances & Katchkie Farm).

Assecondare il cambiamento

Tutte le analisi concordano, il biologico è un mercato sano e robusto, che continua a conquistare nuovi consumatori in tutto il mondo. Una tendenza che si sta avverando anche negli Stati Uniti d’America, grazie a una rete di produttori medio piccoli affiancati da grandi compagnie, in particolare nella distribuzione. “Negli Stati Uniti l’agricoltura biologica ha cominciato a svilupparsi venticinque anni fa, ma la svolta è arrivata nel 2002 con l’introduzione di un sistema di certificazione ufficiale da parte del Governo – ha spiegato Anne Alonzo – da allora abbiamo raggiunto l’obiettivo di avere entro il 2015 ventimila aziende agricole passate ai metodi biologici, poiché oggi le realtà di questo tipo negli USA sono circa 19.400”. Alla domanda sul perché il settore veda una così forte presenza femminile, le risposte state concordi nell’individuare nelle donne una maggiore sensibilità ai mutamenti: “L’agricoltura è un ambiente tipicamente maschile, non facile per una imprenditrice donna – ha commentato Ariane Lotti, italo-newyorkese che gestisce una tenuta tra Roma e Firenze – ma nella scelta di passare a metodi più rispettosi dell’ambiente le donne sono spesso protagoniste, probabilmente perché più propense a farsi artefici dei cambiamenti, assumendosene i rischi”.

Il rapporto con la terra

Colpisce la forza e il radicamento dell’agricoltura biologica in un Paese come gli Stati Uniti, patria di un modello agroalimentare che ha come pilastri quantità, competitività economica e performance. Dall’incontro al Padiglione USA emerge una realtà inaspettata, fatta di orti urbani, mercati contadini, mense scolastiche convertite al biologico e vacanze in fattoria per i ragazzi delle metropoli. Al centro vi è un grande bisogno di recuperare un rapporto con la terra, fonte di cibo così come di significato. “Oggi sempre più persone vivono in grandi centri urbani e hanno perso ogni legame con i luoghi in cui viene prodotto il loro cibo, al punto che nemmeno si pongono questa domanda – ha spiegato Liz Neumark – una delle attività che svolgiamo nella nostra azienda nella valle dell’Hudson è proprio quella di ospitare gruppi di ragazzi di città desiderosi di vivere la campagna”. “Ai giovani che sognano di diventare agricoltori biologici consiglio di studiare, per capire a che tipo di coltura sono interessati, che prodotti intendono realizzare e in quale territorio – ha affermato Laura Batcha – ma anche di cominciare subito a fare esperienza concreta in una fattoria”.

Emma Bonino: Expo, una grande esperienza
“Expo è un grande successo. Sono contenta, in particolare, perché l’inserimento di WE-Women for Expo in questa fiera mondiale è molto importante, non solo perché il progetto diventerà strutturale nelle prossime Expo, ma perché per la prima volta un’Esposizione Universale è stata riempita di contenuti”. Così ha dichiarato Emma Bonino, presidente onorario di Women for Expo, intervistata da Expo.Net al termine della conferenza “Promoting Women Economic Empowerment in the MENA Region”, evento per il rafforzamento del ruolo della donna in Egitto, Giordania, Libano, Marocco, Palestina e Tunisia, promosso da Non c’è Pace Senza Giustizia (NPSG) e United Nations Industrial Development Organization (UNIDO) a Expo Milano 2015.

Introducendo la giornata, Emma Bonino ha ricordato: “Avevamo visto giusto portando il protagonismo femminile all’Expo. Siamo il 50% del mondo che vuole ‘voci’ in capitolo, siamo buona parte del mondo che vuole contare e partecipare per rendere il mondo un posto migliore. Fare a meno della nostra energia sarebbe un vero spreco”.

Nikiko Masumoto: coltiviamo il futuro
Dopo la laurea ha scelto di tornare all’azienda agricola di famiglia e battersi per un’agricoltura inclusiva, che veda i giovani nuovamente protagonisti.

Secondo Danielle Nierenberg, presidente dell’organizzazione no profit Food Tank, è una delle 30 giovani donne emergenti nel settore dell’alimentazione e dell’agricoltura. Abbiamo incontrato la coltivatrice e attivista californiana Nikiko Masumoto a Expo Milano 2015, dove ha presentato il Youth Manifesto di Fondazione Barilla sul futuro del cibo, delle persone e del pianeta, alla cui redazione ha partecipato con 80 giovani ricercatori da tutto il mondo. Con Women for Expo ha condiviso la sua storia, segnata da una scelta fondamentale: quella di tornare a coltivare la terra e valorizzare il ruolo delle donne in agricoltura.

Lei si è laureata in Studi di Genere e delle Donne prima di diventare agricoltrice. Che cosa crede si debba fare per aiutare le donne rurali a realizzare al massimo il loro potenziale?

Credo ci siano due modi di considerare le questioni di genere e dell’agricoltura. Uno è guardare al passato e alla rimozione del contributo della donna: per esempio tutti i miei nonni hanno coltivato la terra, eppure negli Stati Uniti nei censimenti era permesso a solo un membro della famiglia di segnare con una crocetta la voce “agricoltore” e, solitamente, questo spettava all’uomo. Dobbiamo quindi cominciare a valorizzare il contributo delle donne che ci hanno aiutato ad arrivare dove siamo oggi. Poi c’è lo sguardo al futuro e il dovere di chiedersi perché il settore dell’agricoltura sia dominato dagli uomini e che cosa possiamo fare per includere maggiormente le donne e dare loro maggiore riconoscimento. Oggi è imperativo estendere l’inclusività anche alle comunità transgender e omosessuali, dobbiamo eliminare le diseguaglianze di genere e orientamento sessuale. Credo profondamente che non raggiungere questo obiettivo sarebbe un grande spreco di un potenziale enorme di risorse umane.

Crede che i nuovi global goals adottati dalle Nazioni Unite alla fine di settembre aiuteranno questo percorso?

Spero proprio di si. So che il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti d’America è consapevole del fatto che l’agricoltura non è solo questione di ambiente, ma anche di persone. Ed è per questo che ha lanciato la campagna #Rural Pride che apre le porte alle comunità LGBT nelle zone rurali. Credo che i governi stiano iniziando a rendersi conto che senza giustizia e uguaglianza in questo senso non riusciremo a essere sostenibili. La sostenibilità deve includere le persone, non solo l’ambiente.

Diventare agricoltrice ha rappresentato un grande cambiamento nella sua vita. In che modo ha toccato la sua crescita personale?

Scegliere la vita da agricoltrice mi ha esposto a domande e sfide che non avrei mai potuto immaginare. Lavoro tutti i giorni la stessa terra che hanno toccato i miei bisnonni immigrati: lavoro con mio padre in un splendido percorso parallelo fatto di rispetto e di confronto quotidiano. È stato più difficile di quanto avessi mai potuto immaginare, ma anche molto più gratificante.

“Nutrire il Pianeta. Energia per la vita” è il tema di Expo Milano 2015. Come possono i giovani contribuire al futuro del pianeta?

Credo che i giovani stiano già contribuendo al futuro del pianeta ponendo domande e esigendo un posto di rilievo ai tavoli. Per quanto concerne la mia crescita personale, una delle cose più sagge che mi hanno tramandato i miei avi è il concetto che il lavoro debba essere lento ed costante, che dobbiamo preservare la nostra sostenibilità fisica e mentale poiché potremmo metterci tutta la vita a raggiungere il nostro obiettivo o addirittura non vederlo completato nell’arco della nostra vita . Credo quindi che lo spirito giusto sia trovare una maniera in cui i giovani possano alimentare questa passione in modo che diventi una brace ardente e eterna.

Lei è un modello per molte donne. C’è una donna in particolare che l’ha ispirata?

Ho avuto l’onore di conoscere molte donne incredibili. Quelle a cui sono più vicina sono mia nonna, con la sua vita umile, che ha saputo essere un sostegno insuperabile per la famiglia, e mia madre, cresciuta in un caseificio, che assieme a mio padre ha scelto di crescere anche la sua famiglia in un contesto contadino, lavorando duramente fuori dall’azienda agricola per poterci garantire l’assicurazione sanitaria. Guardando invece oltre i confini famigliari devo riconoscere l’impatto enorme che ha avuto sulla mia vita Alice Waters: il suo ristorante Chez Panisse (prima donna a vincere il James Beard Award nel 1992, ndr) ha dato un forte sostegno alla nostra realtà agricola per decenni. Vorrei anche menzionare Jesse Ziff Cool, di Palo Alto: una pioniera del concetto di ristorante come ciclo olistico, che non solo si assicura che le sue materie prime siano di stagione, a km 0 e bio, ma usa anche metodi innovativi per compostare e/o riutilizzare tutti gli scarti e avanzi in cucina.

Il talento femminile coniuga tradizione e innovazione.
Il 28,9% delle aziende agricole italiane è gestito da donne, per un totale di 220.079 imprese che stanno trasformando il volto dell’imprenditoria in agricoltura: agri-benessere, fattorie sociali e sono infatti solo alcuni dei modi in cui il gentil sesso sta reinterpretando il settore. A dirlo è un’indagine Coldiretti su dati Unioncamere relativi altrimestre aprile-giugno 2014: le attività legate alla terra sono quelle preferite dalle imprenditrici, seconde solo al commercio.

La peculiarità delle aziende agricole femminili è quella di sviluppare filoni nuovi e alternativi rispetto alla tradizione. Accanto alla coltivazione, cioè, le imprenditrici rosa sono sempre più inclini a tentare nuove strade: dall’agriturismo ai centri di pet-therapy con gli animali, dalle fattorie didattiche e sociali agli agri-asili, fino alle spa green e alle attività legate all’agri-benessere. Secondo Coldiretti le donne sarebbero più inclini a cogliere le nuove opportunità che il settore offre, riuscendo a coniugare la tradizione e il recupero dei vecchi saperi con l’innovazione e le nuove tecnologie.

La donna ha una sensibilità particolare su argomenti come la nutrizione e il cibo, di cui si occupa proprio l’agricoltura e che saranno i temi centrali dell’Expo 2105. Ogni imprenditrice è prima di tutto una donna che, per le sue specificità, si preoccupa non solo della qualità dei prodotti, ma anche dell’eredità preziosa che lascia ai propri figli: la terra, il il bene materiale che siamo tenuti a conservare per chi verrà dopo di noi.

Il vitivinicolo ha grosse opportunità: è un po’ il biglietto da visita dell’agricoltura italiana che si fonde con la cultura e la tradizione. Anche il florovivaismo e l’agriturismo stanno avendo buoni risultati, come le tante eccellenze Igp e Dop: tutti hanno in comune il compito di trainare i prodotti con meno “appeal” ma con uguale importanza, soprattutto all’estero.

È vero, abbiamo prodotti unici tra più imitati nel mondo, ma il problema è che non ci sono ancora le politiche adatte per un’efficace internazionalizzazione delle imprese, per la loro formazione e per agevolare gli scambi commerciali. Oggi un’impresa agricola non deve solo produrre, ma commercializzare, fare marketing, andare oltre il mercato locale. I contratti di rete, la messa in comune di competenze e la collaborazione tra aziende possono essere una buona soluzione per aumentare la competitività all’estero. Dobbiamo anche essere consapevoli che il Made in Italy è un patrimonio da tutelare di cui non solo l’azienda, m anche le istituzioni devono farsi carico.

Imprese e agricoltura, un binomio sempre più rosa.

Il settore agroalimentare è in crescita: merito anche delle numerose aziende femminili che arrivano a 234.684.
Le imprese femminili hanno più opportunità in vista di Expo 2015. Lo ha confermato di recente Unioncamere , sottolineando che su 1.302.054 imprese in rosa, ben il 29% è focalizzato su turismo e agroalimentare, settori cardine su cui conta l’Esposizione Universale.

Il dato si fa ancora più interessante sul comparto agroalimentare, con ben 234.684 aziende guidate da imprenditrici, di cui 9 su 10 riguardano il settore agricolo. Stiamo assistendo ad una rinascita al femminile dell’agricoltura, L’imprenditoria femminile cambia soprattutto grazie alla tenacia delle donne, che vale ancora di più nel settore agricolo.

LE DONNE SI IMPONGONO NEL SETTORE AGRICOLO. PREVALE IL GENTIL SESSO AI VERTICI DELLE IMPRESE

Crescono, nel tessuto agricolo nazionale, le giovani imprese guidate da donne”. Lo sottolinea l’Anga diffondendo il risultato di un’indagine effettuata sulla propria base associativa, in occasione della festa della donna. E’ proprio l’agricoltura, infatti, nonostante la crisi, uno dei settori economici in cui si registra il piu’ alto tasso femminile ai vertici delle imprese. ”Per le donne l’agricoltura e’ una scelta consapevole, da protagoniste. Le imprenditrici, grazie anche all’ampliamento delle attivita’ connesse al settore portano in azienda innovazione di processo e di prodotto.

Le giovani di Confagricoltura che conducono direttamente le proprie imprese, sulla base dell’indagine effettuata su un campione di 1.000 associati, si contraddistinguono per l’alto tasso di scolarizzazione: due su tre sono laureate. Si anche occupano di attivita’ innovative: agriturismo (25%), settore biologico (15%), fattorie didattiche (5%).

Dieci anni fa le giovani imprenditrici dell’Anga rappresentavano il 10%, oggi sono piu’ del 40% e dimostrano un grado di consapevolezza del ruolo, di soddisfazione per l’attivita’ scelta e un livello di ottimismo verso il futuro (75%) piu’ elevato rispetto ai colleghi maschi.

Sempre più donne lavorano nel settore agricolo e sempre più donne riescono a fare imprese innovative e rispettose della tradizione, riuscendo ad essere un “forte vettore anticrisi”.

Occorre anche ricordare la forte domanda di abiti anallergici e di tinture vegetali, senza dimenticare la riscoperta delle conserve della nonna o delle antiche bevande proposte al posto delle bibite gassate industriali. Per fare un piccolo, grande, esempio, nella città di Novi Ligure, presso il negozio “L’orto di Marisa”, da qualche mese si è potuto tornare ad assaporare il “Sambuchino” ovvero un’antica bevanda dissetante usata dai contadini del basso Piemonte a base ovviamente di sambuco, limone, zucchero, poco aceto e vaniglia.

Era chiamato lo “spumante dei poveri” ed è molto apprezzato anche fra i bambini.
Si può così capire come l’agricoltura al femminile sia moderna andando a riscoprire l’antico: come un tenue rosa antico, se inserito nel contesto giusto, può fare invidia ai migliori “fashion stylist” di Vogue.

POSSIAMO QUINDI CONSIDERARE E PRENDERE ATTO CHE UNA IMPRESA AGRICOLA SU 3 E’GUIDATA DA UNA DONNA