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COLTIVARE ORTAGGI


14 ottobre 2015
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Coltivare un orto con successo

L’ORTO non è solo un luogo di produzione di ortaggi sani, freschie saporiti, ma è anche una fine ma è anche una finestra aperta sulla natura e i suoi preziosi insegnamenti. Impariamo ad osservare la natura, a seguire l’evoluzione delle piante, a conoscere il terreno e le varietà per coltivare al meglio il nostro orto familiare. Il successo nella coltivazione dell’orto dipende principalmente dai seguenti quattro fattori:
- il sole: l’esposizione del vostro orto deve essere in piena luce
- l’acqua: le piante orticole hanno bisogno di acqua per crescere
- la terra: a medio impasto, fertile e drenante
- il fattore umano: che non è solo braccia e fatica, ma soprattutto buon senso.
Infine c’è un ulteriore fattore critico di successo: il meteo, ma per questo, purtroppo, non possiamo fare nulla. L’orto deve essere comodo e facile da raggiungere. Non deve essere troppo lontano dalla nostra abitazione. I vialetti devono unire tutte le zone dell’orto ed essere sufficientemente larghi almeno 40 cm.

L’orto insegna a vivere con più serenità, a vivere il gusto dell’attesa e a rallentare i nostri ritmi. La verdura non è subito lì disponibile come sul banco del supermercato, bisogna aspettare che cresca, curarla, osservarla e questo ci regala il tempo per pensare.

La soddisfazione di coltivare e produrre i propri ortaggi, il piacere dei sapori ritrovati ed il gusto incomparabile delle verdure appena colte.

Orto, che business!

Coltiva i profitti: un ritorno all’antico che sa di nuovo. Il business dell’agricoltura a km zero coinvolge sempre più gli italiani. Nascono orti e frutteti dove si coltivano prodotti da vendere direttamente ai consumatori. Si sviluppano nuove idee sostenibili che sfruttano il potere del Web.

Un esempio:
C’è chi come Adriano Vignudelli ha lasciato il lavoro per coltivare un orto. Ha investito 20-25mila euro per un impianto di irrigazione e due pick-up per le consegne. Oggi vende ortaggi ad alberghi e fattura circa 150mila euro l’anno

LE STATISTICHE
100-200 quintali la resa media di prodotto all’anno per due ettari;
80-100mila euro il valore della produzione annua per due ettari di terreno;
30-40% l’utile netto.

Coltivare ortaggi per mercato
Crescere ortaggi da vendere può essere una scelta di carriera gratificante, soprattutto se già piace il giardinaggio. Questo tipo di attività può iniziare in piccolo, fatto in aggiunta a un altro lavoro. Poi si può crescere in una carriera a tempo pieno, con i dipendenti.

Vendere nella vostra comunità ti permette di prendere parte per aiutare la sua economia. Mettere in vendita le verdure, e quindi restituire il denaro per l’economia, rendendo gli acquisti da parte della comunità.

Growing piantine di ortaggi per mercato
Crescere piantine di ortaggi per il mercato è una sfida a causa della forte concorrenza delle fonti di sconto e altri venditori. Tuttavia, è possibile impostare voi a parte, fornendo le piantine sane disponibili. Un business piantina vegetale può essere piccolo o grande a seconda del budget e lo spazio disponibile. Tuttavia, ci vuole attenzione al dettaglio e la conoscenza di quando e come piantare i semi. Giardinieri vegetali, non vedo l’ora di piantare oltre la data di impianto consigliato per la vostra zona, in modo che le piantine devono essere sani, verde e pronto per pianta.

Ortaggi All’aperto nel freddo inverno
Verdure a freddo resistenti sono verdure che non soccombere a una moderata quantità di freddo; alcuni possono sopravvivere gelo. Verdure che fanno bene in condizioni climatiche fredde sono cavoli, broccoli, carote, porri, alcuni lattughe, cavoli di Bruxelles, piselli zucchero schiocco e perfino l’aglio. Con la corretta messa a dimora e la cura, è possibile coltivare ortaggi all’aperto in inverni freddi e raccogliere tutte le stagioni calde e fredde.

ORTISTI SI DIVENTA
La coltivazione si fa in casa: frutta e verdura sono a centimetri zero
Far crescere i pomodori in cucina: dalla pianta al piatto, senza passaggi intermedi. A centimetri zero. Ci prova Bulbo: una startup nata due anni fa. È il 2012, quando Lorenzo Antonioni, designer ventinovenne, dopo anni di studio al Politecnico di Milano, decide di tornare nella sua terra d’origine, Bologna. Quattro amici, lavoratori precari, e un’idea: applicare la tecnologia usata nelle serre per sostituire il sole, o incrementare le ore di luce, anche in casa. Alle spalle, dei buoni risultati ottenuti in fase sperimentale con la Facoltà di Agraria dell’università bolognese e nessuna voglia di mollare: via, si parte. Obiettivo: la coltivazione domestica.
Racconta Sara Pellegrini, architetto e responsabile della comunicazione: “Abbiamo iniziato quest’avventura per darci da fare, non arrenderci e cercare di valorizzare il made in Italy. Il nostro è stato anche un viaggio alla scoperta delle aziende locali di qualità: dalla ceramica di Faenza, all’elettronica emiliana”. Tutto per mettere insieme delle lampade a Led, che sfruttano la luce bianca e le frequenze rosse e blu, cioè quelle assorbite dalle piante durante la fotosintesi. In particolare, le prime sono necessarie durante la fase vegetativa, mentre le seconde stimolano la produzione di fiori e frutti. “Una tecnica che ci permette di far crescere, senza inquinamento luminoso, ortaggi compatti cinquanta centimetri. Alcuni pensano che siano delle dimensioni restrittive, in realtà ci rientrano tantissime varietà, come insalate, spinaci, pomodori, peperoni, fagiolini e fragole, oltre che tutte le piante aromatiche”. Il prezzo varia, dalle lampade più piccole che costano circa 150 euro, a quelle più grandi da 300 euro. “Per quel che riguarda l’elettricità, bisogna pensare che si tratta di luci ad alto risparmio energetico. La lampada più piccola consuma sette watt, come un router wi-fi o due televisori in standby. Testato: per crescere una pianta di basilico per fare un pesto, abbiamo impiegato un mese e speso sedici centesimi di euro”.
Attenzione però: “Autosufficienza non è il nostro motto”, aggiunge Antonioni. “L’obiettivo è educare i cittadini al rispetto della natura, attraverso l’esperienza diretta. Con Bulbo offriamo la possibilità di veder crescere e nascere una pianta, che ha bisogno di cure e attenzioni, anche a chi vive, e ha sempre vissuto, in città. E non sa, ad esempio, che cosa significhi la stagionalità degli alimenti o il ritmo naturale che serve per trasformare un seme in un’insalata di pomodori. Un piccolo esperimento educativo. Basti pensare che nella letteratura classica l’orto non è mai stato considerato solo come uno spazio per produrre del cibo, ma anche un luogo di meditazione”.Bulbo non è la sola startup a spingere in tale direzione. Anzi, negli Stati Uniti hanno fatto, in via sperimentale, dei passi in più. Coltivare frutta e verdura nei centri urbani, in palazzi, ristoranti e case. Sembra un sogno da autarchici, ma potrebbe presto diventare una necessità. Secondo l’ultima stima delle Nazioni Unite, infatti, più della metà della popolazione mondiale vive oggi nelle città. Una proporzione destinata a crescere del 70 per cento nel 2050. Con il conseguente rischio di rimanere senza risorse sufficienti. Al Massachusetts Institute of Technology di Boston sono due i progetti che provano a risolvere il problema: sfruttano tecnologie simili però hanno approcci diversi. City Farm, sviluppato all’interno del Media Lab, ha come obiettivo quello di affiancare agli edifici grandi fattorie verticali. “Sono molto interessato all’alta produttività”, ha confessato il fondatore, Caleb Harper, al settimanale britannico ‘The Economist’. E per raggiungerla i suoi orti di città useranno la luce del sole e le lampade a Led. Mentre le piante cresceranno sia grazie alla coltivazione idroponica, dentro basse tinozze d’acqua con l’aggiunta di minerali, sia grazie all’aeroponica: un metodo che richiede un sistema d’irrigazione particolare, ma è in grado di far risparmiare notevoli risorse. Tanto che il primo prototipo, creato proprio nei laboratori del Mit, avrebbe bisogno – assicurano – solo di un terzo della manutenzione necessaria per le coltivazioni normali. Un risultato notevole che sembra aver acceso l’interesse di Google, pronto a integrare il sistema nelle sue caffetterie aziendali. Ancora più radicale è la visione di Jame Byron e Gabe Blanchet, due ex studenti dell’università di ricerca americana, che hanno messo in piedi una loro startup. Con il sogno di decentralizzare totalmente la produzione del cibo. La loro compagnia, Grove Labs, ha racimolato i finanziamenti per mettere a punto un’apparecchiatura capace di allevare pesci e coltivare ortaggi biologici, persino nelle cucine più piccole e buie. Funziona così. Nel loro sistema, chiamato “aquaponics”, i pesci forniscono utili rifiuti organici che i batteri nitrificanti trasformano in concime per le piante. Queste ultime, a loro volta, filtrano l’acqua dagli eccessi di nitrogeno e la restituiscono pulita ai pesci. Anche qui sensori smart e luci a Led creano le condizioni climatiche ottimali. Come saranno usate? Byron e Gabe stanno progettando di vendere dei kit, in grado di mettere in piedi fattorie su misura di grandezza variabile, in base alle esigenze degli utenti, e tutte controllate da un’app per smartphone.

Avviare una coltivazione di piante aromatiche ed erbe officinali
Le piante aromatiche ed officinali sono una risorsa economica spesso poco considerata, eppure rientrano in una grandissima varietà di prodotti: oli essenziali, tisane, infusi, profumi, prodotti per la bellezza, ingredienti per la cucina… Avviare una coltivazione di queste piante è certamente una iniziativa insolita, ma che può regalare grandi soddisfazioni sia dal punto di vista personale che da quello economico. In questa guida approfondiamo tutto ciò che c’è da sapere per avviare una coltivazione di piante aromatiche e officinali, le formalità burocratiche e i requisiti pratici, tecnici, agronomici da tenere in considerazione.

COLTIVARE PIANTE AROMATICHE ED ERBE OFFICINALI

Spesso non ci si pensa, ma sia le piante aromatiche che le erbe officinali ricoprono un importante ruolo nella nostra vita di tutti i giorni.

Basti pensare a tutti i “profumi” ed ingredienti che usiamo quotidianamente in cucina (ad esempio rosmarino, salvia, prezzemolo, alloro, maggiorana, origano…), ma anche alla sterminata varietà di prodotti per la casa (pot-pourri, deodoranti per ambienti, sacchetti profumati per armadi e cassetti, candele…) e per la bellezza (saponi, creme idratanti ed esfolianti, impacchi vegetali, estratti, oli essenziali, profumi…), ed ancora a tutte le tisane ed infusi che si trovano nelle nostre dispense (finocchio, melissa, tiglio, liquirizia, malva, sambuco, rosa canina…), e agli aromi e spezie che vengono utilizzati dall’industria di conservazione ed alimentare (sotto forma di condimenti, caramelle, sciroppi, aromi, insaporitori per pietanze, conservanti naturali…).

Le piante aromatiche sono inoltre un ingrediente essenziale di molte bevande alcoliche come liquori e distillati (fra i più famosi troviamo, ad esempio, anice, genepì, sambuca…). Da non dimenticare è anche l’esteso utilizzo delle piante officinali da parte dell’industria farmaceutica ed erboristica, come base per la produzione di medicinali di vario tipo.

L’importantissimo ruolo svolto dalle piante officinali e dalle erbe aromatiche nella nostra quotidianità assume un significato particolare, se pensiamo che la maggior parte di questi prodotti commercializzati nel nostro Paese sono di provenienza estera (tipicamente, dai Paesi dell’Est o extracomunitari).

Il mercato è in continua espansione, soprattutto per un fenomeno tipico degli anni più recenti: la riscoperta del concetto di naturalità e genuinità, nonché l’alimentazione salutistica, che hanno causato un vero e proprio boom di prodotti di origine naturale sia in cucina che in casa, e per la cura ed il benessere del proprio corpo.

La produzione italiana al momento non è sufficiente per coprire i fabbisogni di queste piante aromatiche ed officinali, che per ben il 70% devono essere importate dall’estero (fonte: FIPPO – Federazione Italiana Produttori Piante Officinali, vedi link in fondo alla pagina) e dunque l’ipotesi di avviare una coltivazione specifica di queste essenze vegetali non solo ha una giustificazione dal punto di vista della domanda e dell’offerta, ma promette potenzialmente ottime prospettive di guadagno.

A patto che, naturalmente, si punti su produzioni di qualità e, possibilmente, sull’agricoltura biologica che tanto successo sta riscuotendo negli ultimi anni.